Inps: è sempre più fuga dei pensionati (+65% nel 2014), stop pagamento pensioni all’estero, MALTA e UE esclusi

MALTA è dentro la Comunità Europea e non è quindi esposta a questo rischio essendo la trasferibilità delle pensione all’interno dell’Europa completa, a differenza di molte giurisdizioni extra UE considerate un (ora ex) paradiso dei pensionati…..i paesi IDEALI ove trasferire la residenza e la pensione si riducono radicalmente e MALTA emerge con forza per la qualità della vita, clima, sicurezza, sistema sanitario, costo della vita, vicinanza all’Italia…..oltre che per essere membro della comunità Europea e quindi per regolamento comunitario senza possibilità dell’Italia di stoppare il pagamento di una pensione a Malta

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Boeri e l’INPS si pongono questa domanda:  Perchè non investire in servizi per gli anziani al fine di ridurre la fuga dei pensionati ed attrarre pensionati dall’estero?  ….vogliono copiare MALTA!!!

MALTA ha investito e continua ad investire in un sistema socio sanitario ideale per attrarre pensionati sia con un favoloso clima e un sistema fiscale a bassissima tassazione, sia con centri di cura e ospitalità moderni e all’avanguardia 

Eccovi alcuni articoli  in argomento, per il resto contattate MALTAway:

Gli immigrati fanno “un regalo consistente” all’Italia poiché molti versano contributi previdenziali. E’ quanto emerge dal rapporto Worldwide sulle pensioni all’estero presentato dal presidente dell’Inps, Tito Boeri. Lo studio fotografa una realtà in cui le persone con cittadinanza non italiana nate prima del 1949, con contribuzione Inps, che non hanno sin qui ricevuto prestazioni previdenziali né rimborso della decontribuzione, sono 198.430 (su 927.448 pari al 21%).

I contributi versati valgono oggi oltre 3 miliardi di euro e si tratta di “un fenomeno in crescita”. A questi si potrebbero aggiungere altri probabili 12 miliardi, calcolando il 21% delle 4,2 milioni di posizioni contributive delle generazioni di immigrati non ancora arrivati a maturare i requisiti di vecchiaia, che hanno erogato contributi che capitalizzati valgono oltre 56 miliardi.

Negli ultimi anni gli stranieri versano mediamente contributi annui tra i 7 e gli 8 miliardi e danno risorse importanti. “Noi dreniamo risorse perché non eroghiamo prestazioni. E’ un drenaggio documentato e le risorse potrebbero essere utilizzate per investire su politiche dell’integrazione degli immigrati”, ha affermato Boeri.

Rilevante anche la fuga dei pensionati. Ogni anno aumenta il numero di anziani italiani che emigrano e si fanno pagare la pensione all’estero. Solo nel 2014 i pensionati espatriati sono stati 5.345, il 65% in più dell’anno precedente. Dal 2010 il numero è più che raddoppiato (+109%) arrivando a 16.420.

Secondo l’Inps, a incidere sulla scelta di trasferirsi all’estero è il costo della vita più basso rispetto all’Italia e il peso del fisco. Ma il fenomeno ha riflessi economici perché il pagamento di una pensione all’estero rappresenta una perdita per l’Italia, in quanto l’importo erogato non rientra sotto forma di consumi o di investimenti e genera un minor volume di imposte.

Il 71% dei pensionati emigrati negli ultimi 5 anni si è trasferito in altri Paesi europei (11.735), il 10% in America settentrionale e il 6% in America meridionale. In Oceania sono appena 434, ma l’incremento è stato del 257%. L’importo dei trattamenti pensionistici corrisposti ai pensionati emigrati dal 2010 ammonta a circa 300 milioni.

“Ogni anno”, ha sottolineato in merito Boeri, “aumenta il numero di pensionati italiani che emigrano e si fanno pagare la pensione all’estero. Dal 2003 al 2014 sono un totale di 36.578 persone. Questo fenomeno erode la base imponibile. Molti pensionati ottengono l’esenzione dalla tassazione diretta e non consumano in Italia con effetti quindi anche sulla tassazione indiretta. Il fenomeno non è compensato da flussi di ingresso di pensionati Inps che rientrano: 24.857 dal 2003 al 2014”.

Il fenomeno dell’emigrazione dei pensionati italiani è dunque in crescita, mentre l’immigrazione di pensionati stranieri “è ferma al palo”, eppure, secondo Boeri, l’Italia “ha moltissime località che hanno le carte in regola per attrarre pensionati, magari località abbandonate che potrebbero ripopolarsi; la condizione è però che vengano rese appetibili con strutture sanitarie adeguate”.

Il rapporto Inps mostra anche che i trattamenti pensionistici erogati all’estero sono quasi 400 mila (383.630) per un importo complessivo di oltre un miliardo di euro (1,067), in più di 150 Paesi. Il 61% delle pensioni sono di vecchiaia o anzianità, il 4% di invalidità e il 35% sono erogate ai superstiti. I pensionati sono in numero maggiore in Europa (180.250), in America del Nord (102.370) e in Oceania (50.260); ma mentre in Canada, Usa e Australia il numero è in diminuzione, in Europa c’è un’inversione di tendenza, con un incremento nel 2014 che ha riguardato in particolare la Germania (+2%).

Boeri ha quindi proposto di smettere di pagare le prestazioni non contributive all’estero. Dallo studio emerge che l’importo annuo delle integrazioni al minimo più le maggiorazioni sociali supera i 200 milioni (206,8) nei cinque Paesi extra Ue dove risiedono in maggioranza pensionati italiani (Argentina, Australia, Usa, Canada e Brasile).

L’Italia è uno dei pochi Paesi a riconoscere la portabilità extra Ue della parte non contributiva delle pensioni, mentre nell’ambito Ue quest’opzione non è più data in virtù dei regolamenti comunitari. “Paghiamo così integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali a persone che vivono e pagano le tasse altrove, riducendo il costo dell’assistenza sociale in questi Paesi”, ha osservato Boeri, “mentre noi non abbiamo una rete di assistenza sociale di base per chi vive e paga le tasse in Italia”.

Si parla spesso di contrasto alla povertà e di reddito minimo e si dice che le risorse non ci sono, ha incalzato il presidente dell’Inps, secondo il quale vale la pena riflettere su questi dati. “E’ paradossale che non si abbiano in Italia strumenti di contrasto alla povertà e che poi si paghi l’assistenza sociale ad altri Paesi”, dove peraltro non è possibile esercitare controlli utilizzando strumenti quali l’Isee.

http://www.milanofinanza.it/news/boeri-inps-dagli-immigrati-un-regalo-di-3-miliardi-di-euro-201509291320285876

http://www.milanofinanza.it/news/boeri-inps-dagli-immigrati-un-regalo-di-3-miliardi-di-euro-201509291320285876

Smettere di pagare le prestazioni non contributive ai pensionati che risiedono all’estero, creare un fondo per investire su politiche di integrazione degli immigrati e cercare di mettere un freno alla fuga dei pensionati italiani verso Paesi nei quali la tassazione è più favorevole: sono le proposte lanciate dal presidente dell’Inps, Tito Boeri nel corso della presentazione del Rapporto dell’Istituto sulle pensioni all’estero.

Boeri ha sottolineato come ci sia un fenomeno significativo di ”free riding” sui contributi degli stranieri con una percentuale elevata di coloro che adesso avrebbero l’età per la pensione di vecchiaia e che hanno versato contributi che non hanno alcuna prestazione. In pratica circa 200.000 stranieri sui 927.448 che hanno superato i 66 anni e tre mesi (il 21%), non ha alcuna prestazione dall’Inps per un totale di contributi capitalizzati in base alle regole del contributivo di circa tre miliardi di euro.

”Perchè non fare – ha detto Boeri – un fondo per investire su politiche dell’integrazione degli immigrati?”. Boeri si è soffermato anche sulla necessità di riflettere sul sostanziale regalo che il nostro Paese fa pagando all’estero prestazioni non basate solo sul sistema contributivo.

”L’Italia – dice – è uno dei pochi paesi a riconoscere la portabilità extra Ue della parte non contributiva delle pensioni. Paghiamo – spiega – integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali a persone che vivono e pagano le tasse altrove, riducendo il costo dell’assistenza sociale in questi paesi. Mentre in Italia non abbiamo una rete di assistenza sociale di base. Perchè non smettere di pagare prestazioni non contributive all’estero?”.

Infine Boeri segnala la crescita del fenomeno emigrazione per i pensionati italiani con il raddoppio tra il 2010 e il 2014 dei pensionati che decidono di vivere all’estero (da 2.553 a 5.345) e un +65% solo nell’ultimo anno, spesso anche a causa della tassazione più favorevole o delle migliori condizioni di vita.

”L’emigrazione dei pensionati è in crescita – dice – l’immigrazione di pensionati al palo. Perchè non investire in servizi per gli anziani al fine di ridurre la fuga dei pensionati ed attrarre pensionati dall’estero?”.

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri: stop pagamento pensioni all’estero

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Inps: è sempre più fuga dei pensionati (+65% nel 2014)

L’Inps eroga all’estero circa 400mila trattamenti l’anno, per un importo complessivo di oltre 1 mld di euro, in più di centocinquanta Paesi – Boeri propone di creare un fondo per le politiche di integrazione degli immigrati alimentato dai 3 mld di euro dei contributi degli stranieri che sono andati via senza raggiungere i requisiti per la pensione.

Non solo i giovani cervelli: dall’Italia fuggono anche i pensionati. Negli ultimi anni un numero sempre più crescente di ex lavoratori ha deciso di trasferirsi in Paesi in cui il costo della vita è più basso e il peso del fisco incide in misura inferiore sulle pensioni. Secondo i dati Inps, i pensionati espatriati negli ultimi cinque anni sono 16.420, di cui 5.345 nel solo 2014. Il numero annuo di pensionati che lasciano l’Italia è più che raddoppiato dal 2010 al 2014, con una brusca accelerazione nell’ultimo anno (+65%).

L’Inps eroga all’estero circa 400mila trattamenti pensionistici l’anno, per un importo complessivo di oltre un miliardo di euro, in più di centocinquanta Paesi. Il fenomeno “ha dei riflessi economici e sociali: il pagamento di una pensione all’estero rappresenta una perdita economica per l`Italia in quanto l`importo erogato non rientra sotto forma di consumi o di investimenti e genera un minor volume di imposte”, ha spiegato l’Istituto di previdenza. Fra l’altro, nei Paesi che hanno stipulato una convenzione in materia fiscale con l`Italia le pensioni vengono erogate al lordo e, per evitare una “doppia tassazione”, le ritenute fiscali vengono applicate solo nei Paesi di residenza. Questo comporta, per il nostro Paese, un minore incasso in termini di imposte indirette.

Il fenomeno, comunque, non riguarda esclusivamente i pensionati di italiani, ma anche i lavoratori stranieri che, dopo avere conseguito in Italia il diritto alla pensione, decidono di rientrare nel Paese natio, o di trasferirsi altrove. In particolare, il 71% dei pensionati emigrati negli ultimi cinque anni si è trasferito in altri Paesi europei, il 10% in America settentrionale e il 6% in America meridionale. Raffrontando il 2014 al 2010, le percentuali di incremento maggiore si registrano in Oceania (+257%), Africa (+164%) ed America centrale (+114%). Considerando i pensionati delle gestioni private e pubbliche emigrati dall`Italia dal 2010 al 2014, l`importo dei trattamenti pensionistici loro corrisposti ammonta a 300.650.009 euro.

BOERI: IN CASSA 3 MLD DA CONTRIBUTI IMMIGRATI TORNATI ALL’ESTERO

Su queste basi il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha proposto di creare un fondo per le politiche di integrazione degli immigrati alimentato dai 3 miliardi di euro dei contributi Inps (capitalizzati con le regole del contributivo) degli stranieri nati prima del 1949 che non hanno ricevuto la pensione o il rimborso della decontribuzione perché rientrati nei loro Paesi d’origine senza aver raggiunto i requisiti minimi.

Si chiama ‘social free riding’ ed è il fenomeno degli immigrati che, dopo aver lavorato e versato i contributi in Italia, tornano nel Paese d’origine senza farsi (o senza poter farsi) liquidare le pensioni dall’Inps. Il ‘social free riding’ in Italia, per i nati prima del 1949, riguarda 198.430 stranieri su 927.448, con una percentuale quindi del 21%, ma il fenomeno è in crescita, anche se per i nuovi iscritti dal 1996 non è più richiesta anzianità contributiva minima per accedere alla pensione di vecchiaia a 66 anni (più i mesi di adeguamento alla speranza di vita).

Ma ai 3 miliardi già acquisiti potrebbero aggiungersi in futuro altri 12 miliardi, perché le generazioni di immigrati dal 1949 al 1981 (che non hanno ancora maturato requisiti di vecchiaia) hanno 4,2 milioni di posizioni contributive aperte prima del ’96 (quindi soggette ai requisiti contributivi minimi), che hanno erogato contributi per oltre 56 miliardi. Applicando una percentuale del 21% che non prenderà la pensione “abbiamo già oggi circa 12 miliardi di montante contributivo che non darà luogo a pensioni”.

Il rapporto evidenzia poi un altro fenomeno in continua crescita, quello della fuga dei pensionati italiani che emigrano e si fanno pagare le pensioni (lorde) all’estero. Dal 2013 al 2014 sono un totale di 36.578 persone e nel 2014 si è registrato un boom con una crescita del 65% dell’emigrante pensionato. “La fuga dei pensionati – ha sottolineato Boeri – è un fenomeno che ci preoccupa perché erode la base imponibile, perché molti pensionati ottengono l’esenzione dalla tassazione diretta e non consumano in Italia (con effetti anche sulla tassazione indiretta)”.

La fuga dei pensionati all’estero poi non è compensata da flussi in ingresso di pensionati Inps che rientrano (24.857 dal 2003 al 2014). Da qui la seconda proposta di Boeri: “Perché non investire in servizi per gli anziani, al fine di ridurre la fuga dei pensionati ed attrarre pensionati dall’estero?”.

Infine, il rapporto Inps fa notare che “l’Italia è uno dei pochi paesi a riconoscere la portabilità extra-Ue della parte non contributiva delle pensioni”. Paghiamo così integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali a persone che vivono e pagano le tasse altrove, riducendo il costo dell’assistenza sociale in questi paesi, mentre in Italia non abbiamo una rete di assistenza sociale di base per chi vive e paga le tasse in Italia. La terza ed ultima proposta di Boeri è quindi di “smettere di pagare prestazioni non contributive all’estero”. Boeri, chiarendo di non averne ancora parlato con il Governo, sottolinea che si tratta di tre proposte che “meritano una riflessione”.

http://www.firstonline.info/a/2015/09/29/inps-e-sempre-piu-fuga-dei-pensionati-65-nel-2014/3ada2da7-3d83-44a0-a607-963025ea27fa

 

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