Dal turismo delle radici al taglio delle radici italiane con il nuovo decreto sulla cittadinanza italiana
È anni che il Ministero degli Esteri italiano insiste sul turismo delle radici tanto che il 2024 è stato decretato ”Anno delle radici italiane” volto a valorizzare il legame con il territorio italiano per tutti gli oriundi , per scoprire luoghi e costumi della cultura italiana attraverso esperienze alla ricerca delle radici dei propri avi italiani.
I numeri parlano chiaro: sei milioni gli italiani residenti all’estero , una cifra che sale a 80 milioni se si comprendono gli oriundi e discendenti e addirittura a 260 milioni se si considerano tutti i legami di parentela.
Il valore economico di questi potenziali turisti che potrebbero andare alla ricerca e alla scoperta delle loro origini italiane è stato valutato con un apporto di circa 8 miliardi di euro all’anno in Italia.
Ora lo stesso Ministero con il Ministro Tajani di netto taglia tutte le radici italiane con il decreto legge n.36 del 28 marzo 2025 che ha cambiato radicalmente il diritto alla cittadinanza italiana per discendenza.

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Il nuovo decreto legge n. 36 emesso in data 28/3/2025 dal Governo italiano ha cambiato radicalmente i criteri per accedere alla cittadinanza italiana per discendenza per tutti gli italo-discendenti restringendo notevolmente, al di là di ogni aspettativa, la possibilità di far valere la discendenza ius sanguinis solo alla seconda generazione ovvero ai nonni e non piu’ senza i limiti di generazione prima previsti dalla normativa.
La normativa in vigore in Italia fino al 27 marzo 2025 riconosceva il diritto a richiedere la cittadinanza per discendenza da un avo italiano senza limiti di generazioni.
Dal 28 marzo un decreto legge con effetto immediato dal giorno stesso ha cambiato le regole.
Il decreto infatti, come da comunicato stampa del Ministero prevede che ”i discendenti di cittadini italiani, nati all’estero, saranno automaticamente cittadini solo per due generazioni ovvero solo chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia sarà cittadino dalla nascita.
I figli di italiani acquisteranno automaticamente la cittadinanza se nascono in Italia oppure se, prima della loro nascita, uno dei loro genitori cittadini ha risieduto almeno due anni continuativi in Italia.
Il decreto infatti riconosce come cittadino italiano a decorrere dal 28 marzo 2025 chi puo’ far valere una delle seguenti condizioni:
– un genitore o adottante cittadino è nato in Italia;
– un genitore o adottante cittadino è stato residente in Italia per almeno due anni continuativi prima della data di nascita o di adozione del figlio;
– un ascendente cittadino di primo grado dei genitori o degli adottanti cittadini è nato in Italia.

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Il nuovo decreto non chiude le porte alla cittadinanza italiana solo a chi vanta discendenze più lontane da avi italiani, ma colpisce duramente anche gli italiani che, negli ultimi anni, si sono trasferiti all’estero.
A questi cittadini italiani espatriati viene di fatto negata la possibilità di trasmettere la cittadinanza ai propri figli e nipoti, relegandoli a cittadini di serie B, puniti per la sola “colpa” di aver lasciato il Paese. Un distacco netto e repentino, che priva intere generazioni del diritto di mantenere il legame giuridico e identitario con la cittadinanza dei propri familiari.
Un taglio secco e deciso a molte radici italiane nel mondo!
Sto seguendo con attenzione il dibattito in corso al Senato, presso la Commissione Affari Costituzionali, dove autorevoli costituzionalisti hanno sollevato numerose criticità in merito al recente decreto sulla cittadinanza, ritenendolo incostituzionale per vari motivi:
- È incostituzionale lo strumento utilizzato, ovvero il decreto-legge, poiché non sussistono i requisiti di necessità e urgenza richiesti per il suo impiego. Si tratta infatti di una materia complessa – come quella della cittadinanza – che non dovrebbe essere modificata con strumenti emergenziali, soprattutto quando le modifiche hanno effetto immediato e retroattivo, riducendo drasticamente un diritto fondamentale.
- È incostituzionale il contenuto del decreto, poiché introduce effetti retroattivi che incidono su chi aveva già acquisito un diritto imprescrittibile e inderogabile alla cittadinanza italiana sulla base della legge vigente al momento della nascita. Dal tardo Ottocento fino al 27 marzo 2025, l’ordinamento italiano ha riconosciuto il diritto a richiedere la cittadinanza per discendenza da un avo italiano, senza limiti di generazioni. Questo diritto è stato improvvisamente cancellato, privando milioni di persone di un riconoscimento che spettava loro di fatto e di diritto.
- È incostituzionale perché lede il principio del legittimo affidamento, danneggiando chi aveva acquisito il diritto alla cittadinanza fin dalla nascita e confidava legittimamente nel diritto già sorto.
- È incostituzionale la norma secondo cui “lo stato di cittadino dell’interessato è riconosciuto, nel rispetto della normativa applicabile al 27 marzo 2025, a seguito di domanda, corredata della necessaria documentazione, presentata all’ufficio consolare o al sindaco competenti non oltre le 23:59 (ora di Roma) della medesima data”. Dopo quel momento, non è più possibile ottenere il riconoscimento della cittadinanza, anche per chi sarebbe nato da genitori italiani o avesse già raccolto tutta la documentazione necessaria. Così ad esempio:
- Non è più cittadino il figlio nato all’estero da genitore italiano, se l’atto di nascita non è stato trascritto prima del 27 marzo e se con le nuove norme non puo’ piu’ vantare il diritto di farlo
- Non è più cittadino italiano l’oriundo che, pur avendo raccolto tutta la documentazione necessaria al riconoscimento amministrativo della sua cittadinanza italiana per nascita da discendenti italiani, non abbia potuto accedere al deposito della stessa al Consolato perchè il suo appuntamento era stato fissato dopo il 27 marzo o doveva ancora essere fissato.
- Non è cittadino italiano il figlio nato – o di prossima nascita – in una famiglia dove il padre o la madre era stato precedentemente riconosciuto cittadino italiano, e magari anche il fratello o sorella il cui atto di nascita era gia’ stato trascritto, non avendo dopo il 27 marzo i requisiti necessari per il riconoscimento della cittadinanza. Si crea così l’assurdo di famiglie divise, con figli e fratelli aventi cittadinanze e diritti fondamentali diversi.
- È incostituzionale perché trasforma un diritto automatico, che si acquisiva per nascita, in una concessione discrezionale sottoposta a criteri nuovi e restrittivi .
- È incostituzionale perchè crea discriminazione e disparità di trattamenti.
È altamente probabile che il decreto venga comunque approvato dal Parlamento, dove spesso i parlamentari dimostrano scarsa attenzione o interesse nei confronti dei profili di incostituzionalità delle norme che si accingono a votare.
In molti casi, la scelta di convertire un decreto in legge appare dettata più dall’esigenza di conformarsi alle direttive del proprio partito che da una reale valutazione degli effetti giuridici e sostanziali del provvedimento e prescindendo dalla coerenza costituzionale, finendo così per compromettere un diritto fondamentale come quello alla cittadinanza.
Di certo non parleremo piu’ di turismo delle radici ma di un taglio netto delle radici italiane attraverso una norma che da un taglio secco, improvviso e retroattivo al diritto alla cittadinanza italiana, e di conseguenza europea, di cui noi espatriati dobbiamo prendere atto anche per le future generazioni, ma che innescherà sicuramente una infinita serie di contenziosi per la presunta incostituzionalità delle norme che si accingono a convertire in legge.
La riforma approvata con il decreto legge di marzo 2025 limita pertanto il riconoscimento automatico della cittadinanza italiana alla seconda generazione ovvero ai nonni mentre il disegno di legge dovrebbe anche aggiungere un obbligo di mantenere un legame effettivo con l’Italia esercitando almeno una volta ogni 25 anni uno dei diritti o doveri del cittadino come quello di rinnovare il passaporto , di votare o di pagare le tasse se dovute.
Il decreto aggiunge anche che nelle controversie in materia di accertamento dello stato di apolidia e di cittadinanza italiana non sono ammessi il giuramento e la prova testimoniale.
Ovviamente trattasi di un decreto legge e occorrerà vedere se non verranno apportate modifiche in sede di conversione entro 60 giorni.
Importante sarà anche vedere quali criteri e modifiche al proposto disegno di legge sulla cittadinanza verranno fatte e come verranno tradotte nella nuova legge sulla cittadinanza di futura emanazione, per verificare se vi saranno ancora margini e spazi e quali per il riconoscimento della cittadinanza ius sanguinis, ampiamente limitata dal recente decreto.
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